Curarsi è solo un diritto o anche un dovere? Rispondere a questa domanda è piuttosto complicato. Partiamo da un elemento oggettivo e valido in ogni circostanza, la Costituzione Italiana, madre di tutte le norme e le leggi.

Per l’esattezza, l’articolo 32: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Semplice no? In termini legislativi questo articolo della Costituzione identifica le cure come un diritto immediatamente precettivo ed efficace erga omnes, senza cioè bisogno che vengano emanate altre leggi per renderlo ‘attivo’. Ma la giurisprudenza inserisce un distinguo: ci sono dei trattamenti sanitari obbligatori a cui tutti dobbiamo sottoporci perché fondamentali per il raggiungimento del benessere della collettività. I trattamenti di salute mentale, per esempio, o anche alcune vaccinazioni neonatali.

Chiarito il quadro giuridico, occupiamoci delle persone. Siccome è impossibile attribuire un ‘valore oggettivo misurabile’ al bene-salute, perché è totalmente soggettivo e più o meno desiderabile a seconda del benessere in grado di generare per il singolo. Ovvero: la nostra salute è tanto importante quanto contribuisce a migliorare la qualità della nostra vita.

E qui c’è il punto: questa considerazione pone fine al rapporto paternalistico medico-paziente del passato, e trasforma il paziente stesso nel reale protagonista dello stato di ben-essere. Non solo: l’aderenza terapeutica a un progetto condiviso col medico concretizza il cosiddetto empowerment del paziente. Tradotto: soltanto curandoci bene e come dice il medico possiamo godere del nostro diritto alla salute.

Insomma, curarsi è come votare: è un diritto inalienabile perché nessuno può privarcene; è un dovere perché dobbiamo obbligatoriamente fare qualcosa per poter godere del diritto alla salute.

È da qui che siamo partiti quando abbiamo creato Paginemediche: il paziente e chi lo supporta è al centro della nostra galassia perché è il paziente stesso il centro di ogni azione di salute. Ed è obbligatorio curarsi perché facendolo facciamo stare bene noi stessi e contribuiamo al benessere di tutta la società.

Ecco perché qui (Digitalizzare vuol dire prevenire, quindi risparmiare) abbiamo sottolineato l’importanza della prevenzione mentre in questo articolo ci concentriamo sulla centralità del paziente: è compito di tutti noi concorrere al benessere collettivo. Farlo attraverso una piattaforma digitale che permette ai nostri medici di verificare i progressi delle terapie e a noi stessi di ‘aderire perfettamente’ alle terapie prescritte è un gesto civico che fa del bene a tutti.

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